Insieme ma soli, cellule di un superorganismo

L’idea della società vista come un Organismo Sociale non è affatto nuova, ma certamente la diffusione di Internet e dei social media rende la metafora ancora più realistica.

Nel recente libro The Social Organism, Luckett e Casey sostengono che la nostra interazione sul web ha generato un vero e proprio Organismo Sociale con caratteristiche analoghe agli esseri viventi. Studiando le regole alla base dei suoi comportamenti è possibile aumentare la probabilità di successo delle nostre iniziative in Rete.

Come ogni forma di vita l’Organismo Sociale ha una struttura composta da cellule, miliardi di persone guidate dalle loro esigenze ed emozioni.

I contenuti che tutti noi carichiamo, condividiamo e arricchiamo sono il suo alimento. Per mantenere il suo equilibrio interno ha bisogno di libertà: ogni vincolo alla comunicazione, ogni tentativo di creare sistemi chiusi, protetti da censure o copyright, viene rifiutato. I nostri contenuti vengono copiati e modificati, si riproducono, e l’Organismo diventa il mezzo con cui la nostra cultura si evolve.

Chiunque voglia avere successo sulla rete deve imparare cosa piace a questo organismo e comportarsi di conseguenza.

La storia dei social network ci insegna molto: nel 2002 Friendster era il Social network emergente ma troppa rigidità nel censurare i post diede a MySpace la possibilità di avere la meglio. Fino al 2008 gli utenti di MySpace crebbero vertiginosamente ma poi iniziarono a diminuire: l’Organismo  non apprezzava le nuove regole di MySpace dettate dai piani finanziari degli investitori. Facebook, fondato sull’utilizzo gratuito e libero si sviluppò portando MySpace all’estinzione.

L’approccio di Luckett e Casey è molto qualitativo ma, devo dire, estremamente convincente.

Nel frattempo al Media Lab del MIT, alcuni studiosi stanno usando un approccio quantitativo. Nel libro Social Physics, Alex Pentland propone nuovi strumenti per poter fare diagnosi più scientifiche e suggerire le strategie che aziende o enti governativi dovrebbero usare per ottenere i migliori risultati dall’utilizzo dei social network. In particolare le sue tecniche vogliono aiutare le organizzazioni a migliorare lo scambio di idee e l’innovazione, una specie di ‘Acutil’ per il superorganismo.

La condivisione di informazioni e idee ha certamente raggiunto una rapidità senza precedenti, e il superorganismo cresce sempre più velocemente. Le singole persone stanno perdendo coscienza della propria individualità e della propria esistenza fisica fuori dalla rete: negli ultimi venti anni, tra gli studenti universitari, si è rilevato un calo del 40 per cento negli indicatori dell’empatia.

Per fortuna c’è anche chi lavora su questo. Sherry Turckle, autrice del famoso libro Alone Together, ha recentemente pubblicato un nuovo interessantissimo libro per riportare l’attenzione sulla necessità della conversazione e di un tempo tutto nostro fuori dalla rete: “Non è il momento di rifiutare la tecnologia, ma di ritrovare noi stessi. Questo è il nostro momento per rimetterci in riga, per riconoscere le conseguenze non volute di tecnologie a cui siamo vulnerabili, per utilizzare appieno la capacità di recupero che ci è sempre appartenuta.”

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Per approfondire:

O. Luckett e M. Casey (2016), The Social Organism: a radical understanding of social media to transform your Business and life, Hachette Books

Alex Pentland (2014), Social Physics: how good ideas spread – the lessons from a new science, Penguin Press

Sherry Turckle (2016), La conversazione necessaria: la forza del dialogo nell’era digitale, Einaudi

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