La Silicon Valley eravamo noi

Ho visitato la storica showroom Olivetti di Piazza San Marco a Venezia, riportata fedelmente al progetto originale di Carlo Scarpa del 1957. Se non l’avete ancora vista vi consiglio di andarci: sembra un Apple Store ante litteram, ma con un fascino e uno stile architettonico di qualche ordine di grandezza superiore.
Qui ho trovato un libretto scritto dall’ing. Pier Giorgio Perotto, l’inventore della Programma 101, macchina elettronica considerata il primo personal computer mai realizzato. La P101 è stata presentata nel 1965 alla fiera interazionale di New York e poi esposta al Moma per il suo design avveniristico realizzato da Mario Bellini.
Si respira in pieno l’idea di un’azienda capace di ispirare, di innovare, di trasformare il genio creativo dei suoi progettisti in prodotti all’avanguardia a livello internazionale: il laboratorio di ricerche avanzate nel campo dell’elettronica della Olivetti a Pisa viene descritto come oggi descriveremmo qualche misterioso centro ricerche di Google a Mountain View. “Il laboratorio della Olivetti era situato nel quartiere di Barbaricina, ricco di verde, di case signorili e noto per le sue scuderie di cavalli da corsa. Nessuna targa o segno esteriore ne denunciava dall’esterno la natura. I personaggi che vi lavoravano provenivano in gran parte dall’America e dall’Inghilterra e avevano lavorato nei centri di ricerca dove erano stati costruiti i primi calcolatori elettronici. Tutti, per una ragione o per l’altra, esibivano comportamenti classificabili nella categoria genio e sregolatezza; alcuni circolavano su vecchie automobili anni venti, altri solo su vecchie biciclette. Quasi tutti andavano in giro con un abbigliamento che definire trasandato o casual sarebbe stato riduttivo.”
Dopo la morte di Adriano Olivetti nel 1960, la burocrazia iniziò a prendere piede, l’elettronica veniva vista come un settore troppo all’avanguardia. Meglio puntare sulla meccanica che, in fondo, aveva fatto la fortuna dell’azienda fino ad allora. La visione di Adriano, secondo cui l’elettronica avrebbe potuto recare un contributo reale non solo allo sviluppo tecnologico e organizzativo del paese, ma anche al suo immancabile progresso sociale e umano, da un giorno all’altro fu messa da parte. L’inventore Perotto, con il suo pugno di uomini esperti di elettronica, però non si arrese e con l’entusiasmo di chi ha voglia di dimostrare che molto spesso l’innovazione è fatta di buone idee e di grande spirito di sacrificio, si mise a cercare laddove i grandi gruppi di allora (Ibm e  General Electric tra gli altri) non avevano pensato di cercare: invece di macchinoni grandi come stanze in mano a informatici dai camici bianchi, perché non creare una piccola macchina da scrivania programmabile in modo semplice dall’utente stesso?
Perotto e i suoi in due anni riuscirono a risolvere problemi incredibili: dovettero persino inventarsi un linguaggio di programmazione semplice, fatto di sedici semplici comandi per rendere accessibile a tutti, per la prima volta, la programmazione. Davvero un’impresa epica, in cui l’ingegno di pochi ha dimostrato che si potesse essere competitivi anche in settori inesplorati, investendo negli uomini giusti e dando alla ricerca la giusta autonomia.
“D’altra parte strutture organizzative troppo rigide e prescrittive sono la causa del fallimento di un numero impressionante di progetti innovativi. La Olivetti aveva per fortuna mantenuto fin d’allora quel giusto compromesso tra determinismo e caos, che il più moderno pensiero manageriale oggi porta sugli scudi.”
Peccato, caro Perotto, che poi qualcosa è cambiato e invece di ricercatori americani e inglesi a Pisa, troviamo i migliori cervelli italiani in America e in Inghilterra.
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Per approfondire:
Pier Giorgio Perotto (1995), P101 Quando l’Italia inventò il personal computer, Edizioni di Comunità
Adriano Olivetti (1956), Noi sogniamo il silenzio, Edizioni di Comunità

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Luigi alfonso ha detto:

    Ho utilizzato in ospedale a lecce nel 1973 il computer programma 101 per eseguire il calcoli delle clearances renali ef altri calcoli statistici tipo il t di student per dati accoppiati. In quei tempi sembrava fantascienza

  2. Tina Sammartino ha detto:

    Trovo questo articolo eccezionale ,infatti se non fossero state date queste prime nozioni di ricerca ,oggi non avremmo questo tipo di industrie e nemmeno la grande distribuzione …Le basi di questa ricerca ,portarono insieme all’apertura dei mercati ,nazionali ,internazionali ,grande progresso ,cambiamento culturale sociale economico …Purtroppo sembra che i governi e la popolazione tutta ,non hanno capito lo svolgersi del totale cambiamento del dopo guerra ..Con questi cambiamenti ,venne messo in atto quello che oggi utilizziamo come forma di censimento …Cioè il codice fiscale ,il codice a barre ,che noi italiani vedemmo ,nel 1973 ,non conoscendo l’importanza futuristica ,questa Si venne ha manifestarsi con il totale cambiamento ,dell’industria ,e della grande distribuzione …Perché dico ciò ?????? Principalmente l’invenzione suprema dell’Olivetti è stato il nastro trasportatore ,che verrà utilizzato ,per scale mobili ,per la grande industria ,per il cambiamento delle casse dei SUPERMERCATI…senza questa grande invenzione !!!! Non sarebbe stato possibile tutto ciò di cui oggi viene utilizzato ,su tutti i fronti …..questo è un argomento di grande valutazione e per me ,e molto difficile poter esporre in questo piccolo spazio ..grazie se avrete la bontà di leggermi ….buongiorno….

  3. Poncio ha detto:

    In questa operazione c’ era anche il nostro Elserino Piol da Valmorel.

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